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Possedere una piccola casa è fico perché puoi non usare il box. Il box è la casa. Se la metti a norma il più possibile, magari seguendo i consigli delle Honegger, e se hai tempo di starci, penso che possa beneficiare dello sviluppo motorio di tuo figlio come grande esperienza formativa.
Ho ricoperto una parte del soggiorno con un tappeto da judo e liberato alcuni spazi della libreria riempendoli con una serie di giochi, coperto qualche spigolo, blindato la tv con una scogliera di cubi soffici. Ho costruito un lettino basso senza sbarre con davanti un tappeto, per favorire la discesa a gattoni.
Per il resto la casa si presta naturalmente ad essere esplorata.
Così da circa 4 mesi Adriano la fa da padrone e ogni giorno mi rivela qualcosa di nuovo. In moto perpetuo fa lo slalom sotto il tavolo, si arrampica sui cassetti della cucina, si appropria delle cose più sporche e accumula ferite di guerra. Ieri ha battuto la gengiva contro le casse d’acqua e perso sangue. Io ho perso anni di vita, bollandomi inadeguata a gestire qualsiasi crisi. Oggi ha il primo dentino.
Tutto questo bel vivere è ben custodito tra le nostre quattro mura e condiviso talvolta con parenti e amici di passaggio. Ma cosa accadrà quando Adriano andrà al nido e si troverà con altri bimbi? Come si comporta Adriano con gli altri bimbi?
Andiamo allora ad Explora a fare la prova su strada.
Nel museo c’è una grossa stanza per bimbi da 0 a 3 anni e relativi genitori, siamo una trentina con i copriscarpe e una bella pipinara. Adriano si lancia in una specie di labirinto dalle pareti trasparenti e ci resta un bel po’ ad annusarsi con altri simili.
Per una ventina di minuti non sono esistita. L’ho visto urlare, ciucciare giochini, bambine, gattonare velocissimo, battere le mani, ridere.
Poi a un certo punto non ha retto più è si è diretto verso l’uscita.
È arrivato il momento del nido.
Abbiamo passato questi primi sei mesi a ciondolarci tra ospitate e viaggetti e adesso tornare nella capitale e accettare la realtà ha il peso di un menhir sulla schiena di Obelix.
Quanto è ostile Roma.
Mi sento una pagina bianca tra Marcovaldo e la nuvola di smog, solo che Calvino è morto e non può descrivermi.
Meglio non pensare alle scelte che hanno determinato questo stato di cose. A quel senso pieno di libertà che si portava dietro Roma, solo a pronunciarla, che adesso è scontato e non mi basta più.
Meglio non pensarci.
Vado al Melograno che c’è l’incontro “Crescere insieme 7-12 mesi”.
Un anno fa cercavo un gruppo di gestanti al mio stadio di mutazione con cui condividere la gravidanza, trovai qui dietro l’angolo un luogo importante.
Il Melograno è un’associazione di donne, mamme, professioniste, che supporta tutte le altre donne che decidono di compiere un percorso di maternità libera e consapevole. Libera dagli arcaismi di chi ci ha preceduto e dall’ermetismo dei medici, consapevole del sostanziale cambiamento di rotta rappresentato della maternità. Al Melograno c’è sempre una marea di corsi per il prima e il dopo parto, c’è l’assistenza ostetrica, psicologica, ci sono corsi per operatori. Alla base di tutta questa conoscenza c’è un unico grande messaggio: tutto quello che ti accade è parte di un preciso disegno della natura, non ti fermare, vai avanti.
Lascio le ansie nel cesto degli ombrelli e scendo i quattro scalini che mi portano alle sale attrezzate. Qui i bimbi vengono accolti come piccole divinità con evidente riflesso sull’autostima delle mamme.
Ieri eravamo in 9 e ho capito che anche così piccoli siamo animali sociali, che lo sviluppo motorio ha i suoi tempi, che va favorito con delicatezza osservando le evoluzioni del pargolo e che i giocattoli migliori si pescano negli oggetti di uso comune. Infatti nonostante un tappeto pieno di robe, un lurido tubo rosso fluo è stato oggetto di contesa, manate e bullismi vari. Adriano era il più giovane e pur ambendovi ha preferito misurare il perimetro della stanza rotolando. Tutti seduti e lui a rotolare. È che ha una grossa testa pesante e allora cerca ancora l’equilibrio. Tanto cervello. Meno male

