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Si chiama ‘knutselen’ qui in Olanda, tutta quell’ attivita’ svolta dai bambini all’ asilo ed a scuola ed atta a trasformare cartone, colla, scatole, colori, lana, pennarelli e tant’ altro in oggetti da regalare a mamma e papa’. 
E’ una produzione copiosa ed incessante, tanto da presentare il problema della collocazione e conservazione di tutti questi prodotti artistici. Perche’ a buttarli via non se ne parla: tutto cio’ che e’ creato dalle manine amorose diventa sacro a mamma’. (A papa’ un po’ meno, tanto che a volte lo sorprendo a buttar via qualcosa . . .)
Scuole ed asili fervono di fantasia, tanto che negli ultimi 6 anni non ho mai visto ripetersi la stessa idea. A volte lanciano delle campagne di richiesta di materiale per fare knutselen, tipo rotoli di carta igienica, scatole di uova, tappi di plastica, e i bambini ” mammmaaaa, posso finire la carta igienica che la maestra ci ha detto di portare i rotoliiiii – mammaaaa, mangiamo uova anche stasera cosi’le finiamoooo?
E cosi’ sia.
Queensday, finalmente! Quel giorno speciale in cui ci si riversa per strada a compra/vendere le carabattole, offrire tortine e succhi di frutta, dipingere le faccine dei bambini, suonare pifferi e tamburelli, tutto per la modica cifra di x centesimi.
E finalmente i bambini hanno raggiunto quella massa critica per reggere la botta. Cosi’ stamattina, in quattro, come un sol uomo, abbiamo impacchettato le nostre cose e ci siamo spalmati su un marciapiede di Amstelveen. Dario non stava nella pelle al pensiero del guadagno incombente che avrebbe ricavato dalla vendita dei suoi giocattoli vecchi ed enumerava tutti i giocattoli nuovi che avrebbe voluto avere. Poi nella folla ha incontrato Yara, che faceva i tatuaggi trasferibili per 10 cents ed allora li ha offerti a tutta la famiglia. Sergio ha avuto varie epifanie alla vista dei giocattoli degli altri e con i suoi dolci occhioni azzurri e ‘ riuscito a farsi regalare un orsacchiotto, un dvd di pokemon ed un lecca lecca. Io felicissima nel ‘vendere’ quella roba alla quale sono affezionata (e che mi piangerebbe il cuore buttar via) a dei bambini nuovi con le mamme sorridenti. 50 centesimi, un euro, prendi 3 paghi 2, tie’ te lo regalo. Sergio ad un certo punto ha preso e se ne e’ andato. Jos si e’ tuffato nel mare di folla per cercarlo (ma come fai … un bambino in maglietta arancione in un mare di persone con maglietta arancione). Fortunatamente il tre-enne dopo il suo giretto se n’ e’ ritornato da solo, dandoci la prova che e’ meno sprovveduto di quel che la sua eta’ darebbe da credere.
Abbiamo passato una bella mattinata, incontrando altre mamme&papa’, compagni di scuola, maestre, siamo ritornati a casa con le tasche piene di spiccetti e la casa e’ un pochino piu’ vuota.
Oggi siamo stati all’ open day della scuola di musica di Amstelveen. Una folla allegra di gente munita di bambini scorreva per i corridoi e su e giu’ per le scale e dentro e fuori ogni aula, dove stavano allineati schiere di strumenti musicali e schiere di insegnanti sorridenti. Meravigliosamente, gli strumenti si potevano provare, ed ecco Dario alla batteria e poi a soffiare dentro un clarinetto ed anche a pizzicare una arpa a misura di bambino. A mamma e papa’ nella stanza delle chitarre elettriche e dei bassi si sono inumiditi gli occhi. Ehm, si, questi strumenti sono per bambini un po’ piu’ grandi ed infatti i pocioli si sono messi le manine sulle orecchie e sono voluti uscire quasi subito. Sergio a dir la verita’ si e’ un po’ risentito appena si e’ reso conto che l’open day era principalmente per bambini dai 6 anni in su e nessuno lo invitava a suonare niente. Ma poi nell’atrio grande e’ rimasto rapito da quelle 8 – 10 bambine che suonavano il violino. Si e’ seduto per terra e non voleva piu’ venir via.
Penso che l’anno prossimo iscrivero’ il sei-enne a quello che chiamano ‘carosello strumentale’. Sono 8 lezioni in cui il bambino sceglie 2 strumenti e comincia a metterci le mani sopra.
Poi vedremo … speriamo che gli venga voglia di imparare.
Stamattina mentre facevamo colazione mi ha detto che si’ vuole imparare a suonare uno strumento, cosi’ per la festa della regina andiamo a Vondelpark, lui mette un piattino per terra, si esibisce e tutti gli danno tanti soldi per comprarsi Lego Ninjago o il Nintendo DS.
Oggi ho accompagnato i bambini della scuola di Dario per il percorso di primavera (LentePAD, in olandese). Ogni anno fanno 3 percorsi natura (Autunno, Inverno e Primavera) e i docenti chiedono l’ aiuto delle mamme e dei papa’ per accompagnare i bambini in piccoli gruppi. Lungo il percorso nel parco vicino alla scuola, abbiamo dovuto cercare dei cartelli con gli gnomi. Sotto gli gnomi c’ erano delle scatole con del materiale e un foglio con le istruzioni. Io ho accompagnato Aya, Ema, Roccoblu’ e Tim.
Il primo gnomo ci ha dato una paletta ed un bicchierino e ci ha detto di cercare vermi, larve e bacarozzi sotto le foglie e sotto il terreno. Abbiamo trovato 4 vermi, poveracci, che dopo essere stati a lungo osservati dai bambini sono stati liberati (per essere trovati dal gruppo successivo?).
Il secondo gnomo ci ha detto che a lui piace tanto l’ erba sotto i piedi. Ci ha detto di toccarla, di dirne il colore e poi di raccoglierne un po’ ed usarla per fare un disegno su un foglio, strusciandola.
Il terzo gnomo ci ha detto di guardare i cespugli e di scoprire se le foglie hanno tutte lo stesso colore, forma e consistenza. I bambini hanno scoperto subito che ci sono le foglie mamma che sono quelle grandi e le foglie bambino che sono quelle piccole e tenere.
Il quarto gnomo aveva sotto di se’ dei nidi di uccello e ci ha detto di guardarli per bene. Poi ha detto ai bambini di raccogliere tutto quello che sarebbe potuto servire a costruire un nido e darlo a me che tenevo una busta allo scopo. Ci ha anche detto di stare un attimo in silenzio per ascoltare il canto degli uccelli.
L’ ultimo gnomo ci ha detto di andare a dar briciole di pane alle papere e di osservarle: chi era una mamma, chi un papa’e chi un figlioletto.
Poi siamo tornati a scuola. E’ durato un’ oretta. Ho avuto qualche piccola difficolta’ con l’ olandese, ma le maestre mi hanno aiutato. E’ stato bello.
Due settimane fa il ministero della salute olandese ha deciso che avrebbe vaccinato contro l’influenza H1N1 tutti i bambini dai 6 mesi ai 4 anni e tutti i membri delle famiglie dei bambini al di sotto dei sei mesi. Una settimana fa ho ricevuto per posta le cedoline per le vaccinazioni a nome di Dario e di Sergio ed un invito a presentarmi presso il centro esposizioni piu’ grande della citta’. I turni organizzati per codice postale. Oggi sono andata.
Abbiamo preso la metro, come consigliato dall’organizzazione del servizio di medicina e salute e ci siamo subito ritrovati in compagnia. Genitori, bambini piccoli, passeggini e negli occhi la certezza di un comune destino a breve termine. Usciti dalla metro siamo diventati un fiume che andava, mentre un altro fiume tornava: genitori, passeggini e bimbi che tenevano in mano mele e bandierine. Entrati nell’enorme sala ci siamo trovati davanti palloncini, un duo che suonava e cantava canzoncine del tipo “Eeeee mi fo la puntura, aiaaiaaa che mal! ” e sopra le nostre teste cartelloni giganti con scritto ’ ai bambini sotto l’anno gli facciamo la puntura sulla gambina destra, ai bambini piu’ grandi gliela facciamo sul braccino destro. Preparatevi! ‘ Non ho fatto in tempo ad elaborare il messaggio che eravamo gia’ confluiti in un’altra sala enorme con grossi paraventi e file dalla A alla H. Una gentil signora mi ha pregato di dirigermi alla fila F (F, come fila) e mentre mi dirigevo, un altra gentil signora mi ha praticamente tirato per mano dentro un’altra stanzina, perche’ io ero sola con due bambini e dunque passavo avanti. Nella stanzina un signore grosso, ma sorridente ha immobilizzato prima Dario (che non ha pianto) e poi Sergio (che ha pianto) e praticamnete in un batter d’occhio eravamo gia’ all’uscita a collezionare la meritata mela e la meritata bandierina. Il fiume di ritorno ci ha riportato a casa.
I (tele)giornali l’hanno definita un’enorme operazione logistica. La capacita’ vaccinatoria di questo centro e’ stata di un bambino al secondo. Inclusi i miei.
