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Adriano fa le prove tecniche di parlata. È un ottimo rumorista e da stamattina imita anche il cane del vicino.
Se gli chiedi di dire mamma ti risponde “Abbà”. Così mi sono ricordata le origini della mia educazione, con qualche brivido.

L’avvento dei figli e’ una bella botta per la coppia.  Io e Jos cominciamo ad avere le prime -so to speak- incomprensioni. Pero’ almeno dentro di me permane un collante fondamentale che e’ l’ immensa gratitudine nei suoi confronti di aver voluto fare famiglia con me.

Il primo generatore d’incomprensioni e’ il fatto che io metto i figli prima di tutto, mentre lui mette se stesso. Il risultato e’ che io mi consumo fino allo stremo e scoppio, facendo anche figure insopportabili davanti ai bambini, di cui mi pento tantissimo. Lui invece mantiene perfettamente il suo stato genitoriale e recupera i miei pasticci ai loro occhi.  Sull’aereo dicono sempre di mettere prima la propria maschera per l’ossigeno e poi aiutare gli altri, compresi i propri bambini. Pero’ sull’aereo non dicono che una mamma e’ in realta’ una persona molteplice, forse a causa del fatto che il figlio ti e’ uscito dalla pancia o forse a causa del fatto che solo alzandoti alla mattina come persona molteplice, riesci ad organizzare la giornata per te e per i pargoli (vestiti, lavatrici, pasti, cambi, favole, giochi… oltre al resto).  Cosi’ in realta’ anche se io tendo ad essere faziosa e perorare la mia di causa, in realta’ non lo so quale dei due atteggiamenti sia il migliore. Forse tutti e due, nella loro diversita’ marziana e venusiana.

Il secondo generatore di incomprensioni sono le mie aspettative. Cioe’ io mi aspetto che Jos automaticamente capisca e proattivamente metta in essere delle azioni. Della serie ‘ Se mi ama dovrebbe …’ oppure ‘ Come fa a lasciar piangere il piccolo cosi’ a lungo ….’. Questo e’ un classico. Bisogna parlare. Bisogna esprimere a parole semplici quello che si vuole.  Tipo anni fa quando gli ho detto “Jos, portami dei fiori. Ma non ora che te l’ho detto. Portameli a sorpresa. A te sembrera’ una cosa inutile e stupida, ma io se lo fai mi sento amata”. (Il problema e’ che se ne scorda). E dunque ora dovrei dirgli” ” Jos, amore, se mi vedi stanca e il piccolo piange, prendilo -per favore- e cullalo. Ma non cullarlo distrattamente con un piede, nella sediola a dondolo, mentre sei al computer. Prendilo in braccio, guardalo negli occhi con amore e cantagli anche una canzone dolce. Please.”

Il terzo generatore di incomprensioni e’ che sono mesi che non ho una notte di sonno decente. E dunque faccio fatica a mantenere la lucidita’ mentale. Ad esempio ora che ho appena scritto questo post, mi sento innamoratissima di Jos. E un po’ mi viene da ridere a vederlo alle prese con ‘na pazza come me. Lui cade sempre dalle nuvole. Come un angioletto.

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