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Sergio e’ un bambino contundente.
Ci sono state avvisaglie fin da quando mi era nella pancia. Si metteva in delle posizioni traverse e puntava spingendo qualcosa di se’ contro qualcosa di me che faceva male. Poi anche a nascere non ha avuto pieta’. I denti gli sono spuntati prestissimo e sono cosi’ cominciati i morsi d’amore. Quando lo portavo in braccio azzannava di preferenza la carne dell’avambraccio superiore. Quando lo posavo a terra per andare a fare qualche cosa poco lontano mi raggiungeva gattonando e mi azzannava i polpacci. Una volta (stavo cucinando per lui), esasperata, ho lanciato un urlo di dolore talmente potente che lui e’ scoppiato a piangere: Ma come, mamma, io ti ‘amo’ cosi’ e tu mi urli? Costernata l’ho preso in braccio e l’ho consolato. La contundenza di Sergio fortunatamente e’ in evoluzione ed i morsi hanno lasciato il posto alle capocciate. Quando l’ho in braccio, mi guarda, mi fa il sorriso piu’ bello del mondo e poi BUM! mi da’ una bella capocciata sulla faccia. Qualche settimana fa ne sono uscita con un labbro spaccato. A volte con le manine mi strappa via gli occhiali ed affonda le sue belle unghiette taglienti nella mia faccia. L’ultima sua trovata e’ mentre lo vesto, seduto sul fasciatoio, lui prende gli oggetti contundenti che trova e li fa cadere con una precisione sovrannaturale sui miei poveri piedi. Non c’e’ niente da fare, Sergio mi ama cosi’. E mentre lui si lancia in profusioni, io inevitabilmente urlo e dico: ‘No!’. Freud-ianamente parlando, chissa’ che razza di uomo ne verra’ fuori.
La stanchezza non si quantifica.
In varie fasi della vita uno ‘si sente stanco’, ma poi si ritrova a fare mille piu’ cose e ‘si sente stanchissimo’ ed ancora le cose da fare aumentano ed allora ‘ si sente che proprio non ce la fa piu”. E poi decide di fare i figli. Uno. Poi due. Poi magari capitano vicissitudini che portano ad avere tutta la baracca sulle spalle, casa e lavoro. Dunque priorita’ incompatibili, quelle dei clienti, quelle dei bambini (piccoli), quelle dell’organizzazione aziendale, quelle della salute, quelle dell’organizzazione quotidiana (come mi vesto, come vi vesto, che ci mangiamo, a che ora vi porto/prendo all/dall’ asilo, lava/stira/compra/cucina). E allora uno ‘si sente davvero al culmine della stanchezza’.
Ma che differenza c’e’ con le altre fasi della vita? Il culmine della stanchezza e’ un moving target. Non si raggiunge mai.
Poi capita che nevica. Ci si siede un attimo, da soli, si guarda il cielo di perla e si pensa : ” Cazzo! “
Andammo ad Amsterdam a incontrare 1/3 di questo weblog e fu bellissimo.
Sarà lecito il passato remoto? Era solo una settimana fa e mi sembra sia passata una vita.
Non ne parlerò perché la sto ancora maturando quest’esperienza tanto è stata intensa.
Però forse Adriano avrebbe qualcosa da dire, con uno stroopwafel in una mano e Bob the buider nell’altra (nel mondo globalizzato i bimbi dell’occidente hanno gli stessi eroi per giocare).
Ho un po’ di nuvole nere per la testa: sono in trasformazione. Non posso piu’ permettermi il privilegio di avere un rapporto idillico tutto pucci pucci con la maternita’. Jos e’ spesso in viaggio per lavoro (e da luglio lo hanno spostato a lavorare a Londra), ed io preferisco considerare la sua assenza come una costante, anziche’ come una variabile. Dunque porto avanti la baracca. Il pociolo grande trova tanto divertente fare gli scherzi, correre via, buttarsi a peso morto sulla mamma, tirare i bicchieri di latte, fare poltergeist … il pociolo piccolo a volte mi sembra il canarino Titti che dalle sbarre della sua box guarda incredulo mamma-Tom & fratellino-Jerry che si rincorrono per la casa. Comincia a dare segni di intelligenza. Intelligenza semplice, tipo lo chiami per nome e si gira, gli chiedi di darti la palla e lui maldestramente te la porge, gli dici “No! Questo non si fa!” e lui si blocca e ti guarda. Oggi ha finalmente cominciato a gattonare in avanti. Fino a ieri si spingeva con le manine e scivolava all’indietro andandosi sempre ad incastrare con le gambine sotto ai mobili. Cosa che lo faceva disperare dalla frustrazione.
Io tra il lavoro e la famigliola mi sento una macchinetta. E sono davvero stupita di quante cose riesco a fare prima di crollare addormentata, dopo che nella casa tutto tace. E l’indomani alle 5 il pociolo piccolo si sveglia ….
Non e’ che mi stia proprio divertendo.
Io ho un grande difetto. Scrivo solo quando sono di buon umore. E dunque sembra che tutto sia rose e fiori. Non fidatevi, non e’ cosi’. Ho anche dei momenti di estrema debolezza psicologica, in cui allevare pargoli mi sembra una fatica insormontabile.

