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Qui in Olanda ti consigliano di iniziare a lavare i denti dei bambini da quando nascono (i denti) e cosi’ ho fatto.
Poi ti dicono di portare un bimbo tre-enne con te dal dentista, cosi’ si siede un po’ anche lui sulla sedia e si fa contare i dentini, in modo da abituarlo, e cosi’ ho fatto.
Poi pero’ mi sono distratta per un paio di annetti (sai giusto il tempo di svezzare un altro pargolo) e cosi’ ho riportato Dario cinquenne di nuovo dal dentista dopo averlo sentito dire “Mamma, hey, mi fa male un po’ qua”
Mi aspettavo al massimo una cariettina, lieve lieve, da sgrattuggiare con l’attrezzetto con la punta. Invece no: tre carione. Tre nuovi appuntamenti in cui Dario, molto eroicamente e’ stato trapanato ben bene. E mi tornava a casa ogni volta con una nuova pallina colorata che il dentista gli dava come meritato trofeo.
Sfortunatamente una di queste carie curate gli ha fatto infezione ed e’ cominciata l’odissea.
Odissea, perche’ sembra che qua in Olanda (non so se e’ cosi’ anche altrove), quando sei infilato in un sistema ordinato di appuntamenti e fai per cosi’ dire “manutenzione” allora e’ tutto ok, ma se putacaso hai bisogno di una risposta un po’ piu’ urgente, allora puoi pure morire. Anzi no, mi correggo, se stai per morire c’e’ il pronto soccorso che ti aiuta, ma se hai una gengiva infetta con la guancia gonfia che ti fa male e piangi, ma non stai per morire, allora devi aspettare.
Nel mio caso oltre ad una risposta urgente, cercavo anche una risposta convincente, perche’ in tutto questo bailamme e dubbi se per caso l’infezione non sia venuta perche’ la carie era stata curata male, ho anche scoperto che in genere i dentisti che curano i bambini non sono odontoiatrici pediatrici, ma dentisti normali. Allora volevo un odontoiatrico pediatrico, ma qui gli odontoiatrici pediatrici (come tutti gli specialisti) ti curano solo se il tuo dentista normale (o il tuo dottore generico) ti riferisce a loro con una lettera che si chiama verwijsbrief. Senza verwijsbrief non vai da nessuna parte.
Chiedo al dentista ‘sta verwijsbrief e me la fa per un centro specializzato legato all’ospedale universitario. Tale rinomato centro, dietro sollecitazione che si trattava di un caso ugente, mi propone un appuntamento per OTTOBRE.
Allora mi sono armata di google ed ho fatto la ricerca di tutti i centri e dentisti odontoiatrici pediatrici (ormai conoscevo tutte le keywords) e dopo vari tentativi, ne ho trovato uno ad Haarlem che mi ha dato un appuntamento per il giorno dopo (hanno appena aperto…), ma mi ci voleva la verwijsbrief. La mattina successiva, di buon ora mi sono presentata dal mio dentista (che pero’ non c’era), ho chiesto alla segretaria la verwijsbrief e lei come prima risposta mi ha detto “noi non facciamo verwijsbrief cosi’, noi non conosciamo questo centro”. Se’ pensava di liberarsi di me cosi’ facilmente! Fortunatamente in quel mentre il dentista di turno faceva uscire il paziente, cosi’ mi sono piazzata con Dario e la sua guancia gonfia nella sua stanza, di modo che non avrebbe potuto far entrare nessun altro paziente se prima non si liberava di questa mamma rompicoglioni che pretendeva una verwijsbrief. E cosi’ l’ho avuta. Molto sintetica, ma l’ho avuta.

L’odontoiatrico pediatrico appena ha visto Dario mi ha detto: “Signora, questo dente va tolto”
Come va tolto? Non potete curarlo?
“Si, normalmente proviamo a curarlo, ma l’infezione ha raggiunto uno stadio tale che va tolto.”
(…)
E’ che mentre noi inseguivamo gli appuntamenti e cercavamo di capire ‘come cx funziona qui’, Dario e’ stato con questa infezione per piu’ di un mese.
E ora ha un dente di meno.
E 2 euro che gli ha portato il topolino, prendendosi il dente tolto da sotto il cuscino.

Mai piu’!
Ho comprato lo spazzolino elettrico e glielo passo di sera e di mattina.

Il passaggio dall’asilo nido alla scuola elementare ha acquistato uno spessore rilevante. Dario ha gia’ fatto le sue cinque giornate di acclimatamento ed ora -ci siamo!- si comincia dopo Pasqua. Io sto vivendo una mareggiata di emozioni contundenti e mai avrei immaginato che l’inizio di una scuola elementare mi avrebbe sbatacchiato cosi’ brutalmente contro il ‘core’ della mia identita’ nazionale.
Anzi, in fondo non mi ero mai curata di definire cosa l’identita’ nazionale sia per la sottoscritta. E ancora in effetti non lo so. (Lo scopriremo insieme?) So pero’ che ci sta una specie di palla dentro di me, che sotto la minaccia dell’olandesizzazione assoluta dei miei figli comincia a rimbalzare con violenza e salta fuori con una passione inaudita. Ora io ‘sta cosa ancora la devo capire, quindi non sono in grado di descriverla bene in se’. Posso pero’ descriverne le circostanze della sua fuoriuscita.
Ero ancora nel mio brodo di giuggiole per aver portato Dario a scuola per la prima volta, quando (la seconda volta) la maestra Doriettie mi fa: ” Maa, avete mai pensato di portare Dario da un logopedista?”
Vrash. Doccia fredda. Logopedista? Dario? Dario sa tutto, parla in italiano, parla in olandese, conta fino a 30, sa dire tutti i colori, canta gingle-bell-gingle-bell -gingle-ooo-de-ueeei in inglese, … davvero? un logopedista?
Dopo neanche una settimana ero seduta con Dario davanti ad una logopedista bella, bionda e con gli occhi azzurri.
Le prime avvisaglie di nervosismo le ho avute alla domanda “qual’ e’ la lingua madre di Dario?”
Be’ sa’, io -che sono la mamma- gli ho sempre parlato in italiano e lui mi risponde in italiano, mentre il suo papa’ che e’ olandese gli parla in olandese e Dario risponde in olandese.
Ah. Si, ma la prima lingua che ha imparato qual’e'?
Beh, io credo non ci sia una prima lingua. Credo che ci siano due prime lingue.
Ah. Certo qui pero’ lo possiamo aiutare solo con l’olandese!
Si, lo so. Non mi aspetto mica che gli facciate logopedia in italiano, ma a tal proposito ho letto tanti articoli su internet – e bla, bla, bla, e bla, bla, bla – (che ci tenevo tanto a farle vedere che mi ero documentata sulla logopedia multilingue), quindi se mi dite che esercizi gli fate io poi a casa li rifaccio in italiano.
La tipa casca dal pero, impreparata, non risponde e cambia discorso.
Non insisto perche’ ero parecchio indebolita dalla notte in bianco che avevo passato all’ospedale con Sergio che si era rotto il polso (ma questa e’ un’altra storia che ancora non ho avuto tempo di raccontare) e avevo fretta che dovevo correre a Zeist a fare una presentazione importante al cliente.
Passo pero’ i giorni successivi a rileggermi gli articoli su internet. Parlano chiaro!

Non bisogna mai cambiare la lingua che si parla a casa.
I genitori devono essere coinvolti ed aiutati a sostenere il bambino con altri esercizio nella lingua che non viene trattata.
Bisogna aumentare l’esposizione del bambino ad entrambe le lingue parlate.
Bisogna adottare una strategia e le piu’ usate sono One Person, One Language (OPOL) oppure Minority Language at Home (ML@H).

Oggi torno con Dario, mi siedo paziente, aspetto che lei termini la sua seduta di test e torno all’attacco.
Scusi, signori’, ma dopo che abbiamo finito i test e che cominciano le sedute vere e proprie, che m’aiuta e mi dice che tipo di esercizi posso fare a casa con l’italiano.
Mi risponde saccente:
Mmm. Sa che penso? Che per la testolina di Dario, forse due lingue sono un po’ troppe. Certo Dario e’ taaanto intelligente, ma e’ sempre un bambino di 4 anni.
Facciamo cosi’, concentriamoci sull’olandese. Anche a casa, parlate tutti olandese. Anche lei, lo capisce l’olandese no? Se poi magari per lei e’ un problema parlare olandese, puo’ anche rivolgersi a Dario in italiano, ma dovete porre la regola che Dario risponda in olandese.

A questo punto la palla usci’. Scoppiai. E gliene dissi 4.
Perche’ non e’ solo un fatto di dizione, costruzione della frase, padronanza del significato. E’ un fatto di identita’, e’ un fatto di comunicazione, e’ un fatto di amore, e’ un fatto di rispetto, un fatto di varieta’, multiculturalita’.
E ‘sta biondina carina con il suo diplomino di logopedista e le sue figurine con le parole da dire, possibile che non ci arriva?

Ieri tornando a casa trovo tra la posta, una cartolina scritta a mano, per Dario.

“Caro Dario, ci fa davvero piacere averti nel nostro gruppo. La prossima settimana telefono per prendere un appuntamento per una visita alla scuola. Saluti.” Firmato: Il gruppo della Prima B e la maestra Doriette

Oooooh! Ma qui le scuole pubbliche scrivono ai bambini per dar loro il benvenuto  ??? Fra due mesi il pociolo grande  inizia la scuola ed io lacrimo di emozione e di tenerezza.

Questo e’ il quarto SaMMarTino che passo. Dario ormai puo’ cantare, sa reggere il lampioncino in mano, puo’ raccattar dolciumi e sa ringraziare, quindi abbiamo deciso di infilarci nella serata ed andare a bussare anche noi alle porte.  Le prime porte sono state quelle sicure dei vicini e dei conoscenti (si! mamma si vergogna un po’ ad entrare nella tradizione). Poi fortunatamente siamo stati conglobati da un gruppetto di genitor-bambini ed allora abbiamo preso il via. Devo dire che l’impresa mi ha reso felice.  Felice nel vedere i bambini nella sera correre ad ogni porta e cantare, con i lampincini in mano. Felice di vederli tornare con la caramella in mano: ‘ mamma, guarda! me la tieni?’ Felice anche di vedere quanti (tutti?) i signori dietro ad ogni porta bussata che avevano in mano cestini pieni di leccornie.   Forse un po’ meno felice al pensiero di come smaltire questi dolciumi ( o snoepjes, come le chiamano qui) . Non posso farglierli sparire: li ha memorizzati ad uno ad uno ! Provero’ a dargliene uno al giorno e finiro’ a Natale.

 

Ad Aprile del prossimo anno Dario comincia la scuola.  Si perche’ qui in Olanda cominciano la scuola elementare al compimento del quarto anno.  Dato che per me le scuole sono sempre iniziate a settembre e finite a giugno, ancora non ho ben capito come funziona l’inserimento del neo alunno e l’andamento dell’anno scolastico. Ho dato una letta qua e la’ su internet ed ho capito che i primi due anni ai bambini insegnano cose facili. Le stagioni ad esempio.  Dunque se cominci ad aprile, ti insegneranno prima la primavera, poi l’estate, l’autunno e l’inverno …e va bene. Chi comincia a dicembre puo’ cimentarsi ad imparare l’inverno senza sapere la primavera. Ma poi come fanno negli anni successivi? Ci sono bambini che imparano  le moltiplicazioni prima delle somme? Imparano a scrivere prima di leggere? Mmmm, staremo a vedere. La scuola dove lo abbiamo iscritto si chiama De Pionier (il pioniere), inizialmente scelta dalla mamma, perche’ e’ una scuola laica e successivamente accettata dal papa’ perche’ … perche’ non gli andava di starsi a leggere le guide scolastiche di tutte le altre scuole in lizza. Ora quando passo davanti a quella scuola, non nascondo una certa emozione a pensare il mio piccolo amico, con i compagnucci e le maestre, intento a disegnare grandi A sui quadernucci (Seh! beata me che penso alle A. Qui  c’avranno da disegnare pure le W, le X, le J e le K. E suoni incomprensibili).

Anche Dario lo sente che la scuola e’ nell’aria. Sara’ perche’ tutti i suoi amici all’asilo al compimento del quarto anno misteriosamente spariscono. E lui che adesso di anni ne ha 3 e mezzo si ritrova attorno tutti piccoletti. E sta imparando a fare il prepotente. Pure con suo fratello.

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