“Come dice Nietzsche le trasformazioni del nostro spirito sono tre e possono essere rappresentate da tre animali: il cammello, il leone, il drago.
Il cammello simboleggia l’infanzia, come stagione eteronoma della nostra vita, marcata quindi dall’obbedienza, dall’accettare sulle nostre spalle tutto il carico degli obblighi e doveri sociali che ci devono essere insegnati e che dobbiamo accettare.
Quando il cammello ha caricato tutto il peso degli obblighi sulle sue spalle va nel deserto dove si trasforma in leone, che rappresenta l’entrata nella vita adulta.
Più avremo obbedito e appreso, dunque più carico sarà il cammello, più forte sarà il leone che nascerà.
Egli appare con un unico compito, quello di uccidere il drago che si chiama “tu devi”.
Ogni scaglia della sua corazza porta questa scritta, esse rappresentano quell’eteronomia di cui dobbiamo sbarazzarci all’uscita dall’infanzia per poter essere autonomi e realizzare i nostri progetti.
La lotta contro il drago è difficile e pericolosa, ma quello che ci aspetta dopo averlo vinto è la possibilità di trasformarci in “bambini”.
Cioè in adulti capaci di reversibilità, capaci di rivedere il mondo e le esperienze con gli occhi già usati nel passato, ma non ritornando per questo infantili, anzi scoprendo altre dimensioni di conoscenza”
Donata Fabbri

2 commenti
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9 gennaio, 2012 a 12:16 pm
monica
Chissà se hai scritto questo post pensando ad Adriano. Ormai è un bel pò che mi chiedo che senso ha passare per il cammello, ma forse io ho in testa un’altra storia
Monica
10 gennaio, 2012 a 7:15 pm
Flavia Brandi
Infatti era per noi “grandi” che dopo aver ucciso il drago potremmo rimescolare la fiaba: a naso, caricare il cammello solo con le cose che servono e andarcene in giro per il mondo