E’ incredibile come la costante attenzione quotidiana alle esigenze di un bambino piccolo faccia dimenticare in fretta il passato recente.
Prendendo spunto dalla tag cloud ‘5 mesi’ e dovendo fra breve ricominciare tutto da capo con il nuovo nascituro, sono andata a riprendere gli appunti di 2 anni fa. Prima che l’incubo “ipotonia” gettasse le pagine di quel diario in una parentesi vuota. (Fortunatamente un incubo concluso, ma di questo non ne parlo ora).
Le pagine del primo mese sono vuote di parole, solo orari di allattamento: 0.30-3.50 -7.30-10.30-12.30-15.30-19.30-22.30 Non c’erano tante parole in quel periodo, solo tanti sorrisi e stanchezza cronica.
Poi ci sono appunti sul suo ciclo giornaliero: dormire, svegliarsi, piangere, mangiare, giocare, lamentarsi, piangere, coccole, dormire … perche’ al gruppo d’incontro per neo mamme dicevano che i bambini all’inizio della loro vita hanno bisogno di essere riportati ad un ciclo abitudinario, dove devono imparare a riconoscere il ricorrere degli eventi ed essere rassicurati da certezze. Mah.
A due mesi, prima vaccinazione. Due punturine: Epatite B e DKTP-HIB ( epatite, pertosse, tetano, polio, influenza B). Le pagine del diario piene di traduzioni dall’olandese sugli effetti collaterali e potenziali rimedi. Avevo una strizza irrazionale che quelle punturine potessere fargli chissa’ cosa. Ho foderato il lettino di asciugamani, come se dovesse vomitare, avere convulsioni, crisi epilettiche, piangere a dirotto …. ma la mia per fortuna si e’ rivelata essere solo paranoia.
A tre mesi non ce l’ho fatta piu’ con i ritmi di allattamento ed ho cominciato ad integrare con il latte in polvere. Ed il bimbo mi si e’ costipato, tanto che a quattro mesi ho cominciato uno svezzamento precoce per potergli dare un po’ di prugne passate. A quattro mesi poi lo abbiamo trasferito a dormire in cameretta sua, fortunatamente senza problemi.
A cinque mesi c’e’ stato il primo traumatico distacco. Io ho dovuto riprendere a lavorare e lui ha cominciato ad andare all’asilo. E’ in un gruppo detto ‘verticale’ dove bambini da 0 a 4 anni passano l’intera giornata a giocare insieme. Costa un’occhio della testa, ma sono davvero bravi con i bambini. Dicono che si ispirano alla scuola italiana di Loris Malaguzzi e gli asili di Reggio Emilia. Qui in Olanda :-! . Alla mattina gli portiamo il bimbo, tutto pulito, profumato e pettinato ed alla sera ce lo restituiscono tutto macchiato, sbrodolato, arruffato e con la sabbia nelle scarpe e nelle tasche dei pantaloni. Spesso poi Dario neanche vuole venir via …
… tutta colpa di una poesia di questo signor Malaguzzi che fa:
Il bambino è fatto di cento.
Il bambino ha cento lingue, cento mani, cento pensieri, cento modi di pensare di giocare e di parlare, cento sempre cento modi di ascoltare, di stupire, di amare, cento allegrie, per cantare e capire, cento mondi da scoprire, cento mondi da inventare, cento mondi da sognare.
Il bambino ha cento lingue (e poi cento cento cento). ma gliene rubano novantanove.
La scuola e la cultura gli separano la testa dal corpo.
Gli dicono: di pensare senza mani, di fare senza testa, di ascoltare e di non parlare, di capire senza allegrie
di amare e di stupirsi solo a Pasqua e a Natale.
Gli dicono: di scoprire il mondo che già c’è e di cento gliene rubano novantanove.
Gli dicono: che il gioco e il lavoro, la realtà e la fantasia, la scienza e l’immaginazione, il cielo e la terra, la ragione e il sogno, sono cose che non stanno insieme.
Gli dicono insomma che il cento non c’è.
Il bambino dice: invece il cento c’è.
Tag: 5 mesi, asilo, comportamento, Loris Malaguzzi, svezzamento, vaccinazione
21 Agosto, 2008 alle 9:45 am |
[...] Da un post (da leggere!) di Ilaria sul suo – e di Flavia – bellissimo blog Per favore non mangiate le margherite, vengo a conoscenza di un tale italianissimo Loris Malaguzzi, preso a modello anche da asili olandesi. E soprattutto di una poesia di Malaguzzi, che riassume il suo pensiero, cioè che i bambini sono “fatti di cento”. [...]
21 Agosto, 2008 alle 1:05 pm |
Questa dell’asilo è una questione che posticipo come una visita dal dentista. L’idea di separarmi mi toglie il respiro e mi precipita in elugubrazioni ossessive. Poi mi esploderà l’emergenza lavoro come un ascesso e mi ci dovrò misurare per forza.
25 Agosto, 2008 alle 7:40 am |
Si, il primo mese e’ come se ti avessero estirpato un dente. Ti ripassi la lingua li’, dove fa male, per sentire e risentire quel vuoto. Ma poi ritrovi pian piano il tuo essere. Quello che era prima di ‘diventare due’. Ed e’ una bella cosa.