Tre mesi che Luca non c’è più.
Dall’angolo in cui annichilisco a coltivare i perché riguardo la sua sparizione, penso anche che posso essere il migliore coach per mio figlio. Posso essere esemplare, speculare, avvolgente. Posso ascoltare i suoi silenzi, evaporarne le lacrime, catturare i sogni. Posso creare condizioni durature di felicità, mutare in infinite forme e interpretare tutti i ruoli possibili. Posso rinunciare a tutto, spostare montagne, combattere guerre. Posso donargli il mondo.
Ma non posso difenderlo da se stesso.

2 commenti
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13 agosto, 2008 a 4:24 pm
ila
Donagli anche tutti i tuoi difetti, le tue debolezze e piu’ tardi tutte quelle opinioni che saranno differenti dalle sue. Donagli i ‘nonostante tutto…’, gli ‘ha da passa a nuttata’, poi la cosa piu’ difficile: lascia che sia e fidati di lui.
19 agosto, 2008 a 12:40 pm
Lueeza
Conoscendoti, basterà che tu sia te stessa – esigente e comprensiva al tempo stesso, che spinge al meglio senza uccidere di pressione, e concede senza essere condiscendente. E’ bella la lista di cose che puoi fare, ma l’offerta migliore sarà quella di farle insieme a lui: senza rinunciare a troppo, ed affrontando le montagne ad una ad una, coltivando la forza tua e sua come si fa con un allenamento o una fisioterapia: un passo alla volta, un piccolo sforzo in più, con l’attenzione a non strappare/bruciare/sgretolare tutto insieme. Davanti a voi c’è una maratona da mille chilometri e mille cambiamenti di andatura: vi auguro di affrontarla con la stessa grazia consapevole di due micetti che vedo giocare in giardino, col più grande che insegna al piccolo a cacciare le farfalle, e il piccolo che ruzzola, rotola e sbatte, felice di inseguire strane cose che volano… e di capire che quella cosa grigia chiamata “muro”, tutto sommato, è meglio lasciarla perdere. Proprio come fa mamma.