Sono cominciati dei flussi di bambini da/a casa/fuori-casa/altre-case. Spesso Dario porta a casa compagni di classe o e’ prelevato da altri genitori di compagni di classe. Mentre bambini del vicinato entrano ed escono come cellule in osmosi. Tutto il mondo e’ casa loro e cio’ li esonera dal chiedere permesso. Fino a qualche tempo fa, cercavo di stabilire un controllo sugli eventi, ma ora non ci riesco piu’. E mi ritrovo Mohammed a casa, mentre Dario sta in bicicletta con Antoni e Sergio e’ entrato a casa di Emili e lo vedo dalla finestra mentre si beve un succo di frutta. A noi grandi ci frega essere consci del senso e dei confini del privato e non facciamo altro che scusarci e ringraziarci per la costante migrazione di queste piccole personcine.Ma beati loro! Essere a casa nel mondo!

Ora mi trovo tra le mani il numero di telefono della mamma di Amier. Sergio e Amier sono compagni all’ asilo ed hanno deciso che vogliono vedersi piu’ spesso. 3 anni. E noi grandi la’  a prenderci cappuccini su cappuccini e ringraziarci.

“Come dice Nietzsche le trasformazioni del nostro spirito sono tre e possono essere rappresentate da tre animali: il cammello, il leone, il drago.

Il cammello simboleggia l’infanzia, come stagione eteronoma della nostra vita, marcata quindi dall’obbedienza, dall’accettare sulle nostre spalle tutto il carico degli obblighi e doveri sociali che ci devono essere insegnati e che dobbiamo accettare.
Quando il cammello ha caricato tutto il peso degli obblighi sulle sue spalle va nel deserto dove si trasforma in leone, che rappresenta l’entrata nella vita adulta.
Più avremo obbedito e appreso, dunque più carico sarà il cammello, più forte sarà il leone che nascerà.
Egli appare con un unico compito, quello di uccidere il drago che si chiama “tu devi”.
Ogni scaglia della sua corazza porta questa scritta, esse rappresentano quell’eteronomia di cui dobbiamo sbarazzarci all’uscita dall’infanzia per poter essere autonomi e realizzare i nostri progetti.
La lotta contro il drago è difficile e pericolosa, ma quello che ci aspetta dopo averlo vinto è la possibilità di trasformarci in “bambini”.
Cioè in adulti capaci di reversibilità, capaci di rivedere il mondo e le esperienze con gli occhi già usati nel passato, ma non ritornando per questo infantili, anzi scoprendo altre dimensioni di conoscenza”

Donata Fabbri

L’odio piu’ spontaneo e spassionato l’ho visto negli occhi di mio figlio Sergio, al risveglio, fuori dalla sala operatoria. Mi e’ saltato addosso, gridando come un ossesso “Vai via!! Vai via!!”,picchiandomi sulla faccia con tutta la sua forza. Gli infermieri olandesi e l’anestesista tedesco facevano battute sul temperamento italiano e cercavano di tranquillizzarmi dicendo che era l’effetto del risveglio dall’anestesia. Ma quella minuscola belva continuava ad inveire contro di me ed io mi sono sentita mortificata.
E comunque non era odio. Era amore tradito. Perche’ io li’ ce lo avevo accompagnato, dicendogli amorevolmente che si sarebbe addormentato e tacendogli che gli avrebbero fatto un taglio sul collo per pulire l’ascesso del linfonodo. Poi si sarebbe dovuto risvegliare con me accanto. Ma qualcosa e’ andato storto, perche’ io ancora ero seduta in anticamera quando ho sentito le sue urla ed ho visto gli infermieri che spingevano il letto fuori, verso di me, tentando di tenere fermo quel furetto selvatico che voleva scappar via da quell’orrore, tirandosi dietro il tubo della flebo.
Sergio con tutte le sue ragioni di bambino esplodeva la sua rabbia incontenibile, micidiale contro tutto e contro tutti.
Abbiamo sudato sette camicie per riportarlo nella sua camera, io e l’infermiera. L’infermiera poi, quella del reparto infantile, abituata a trattare i bambini alla pucci pucci bau bau, ad un certo punto ha perso le staffe ed ha cominciato pure lei a gridare contro Sergio. Lo afferrava per le spalle, lo guardava dritto negli occhi, lo sbatacchiava e gli urlava come un ossessa di smetterla. Arrivati nella stanza ha chiamato un’altra infermiera e mi ha intimato “signora esca, vada a prendersi un te’ “.
Io confusa sono uscita dalla stanza e sono scoppiata a piangere. Ma sono rientrata subito, appena ho realizzato che non potevo lasciarlo solo.

 

“Mamma, mi fa male la lisca”

E con questa inauguriamo la stagione delle citazioni che avrei dovuto aprire con “Il pollo non lo voglio, io sono un erbivoro!” riportata dai maestri dell’asilo e seguita da grasse risate.

Adesso però devo cercare di capire perché gli fa male la schiena e aprire la nostra dieta al vegetarianismo :-S

Da un po’ di tempo a questa parte casa mia si e’ riempita dei disegni dei cattivi. Ed i giocattoli piu’ amati sono quelli che si possono sbattere (auto e lego ninjago), quelli che sparano (catapulte dei playmobil), quelli che rimbalzano facendo danni (palline di gomma). E poi i computer games (Angry Birds e Sonic) che stiamo cercando di limitare, dato che causano inconsueti scoppi di rabbia, pianti di frustrazione e capricci terribili.

Ninjago

 

Sonic

  

Vecchie cose

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