La prima B

30 gennaio, 2010 di Ilaria Tommasi

Ieri tornando a casa trovo tra la posta, una cartolina scritta a mano, per Dario.

“Caro Dario, ci fa davvero piacere averti nel nostro gruppo. La prossima settimana telefono per prendere un appuntamento per una visita alla scuola. Saluti.” Firmato: Il gruppo della Prima B e la maestra Doriette

Oooooh! Ma qui le scuole pubbliche scrivono ai bambini per dar loro il benvenuto  ??? Fra due mesi il pociolo grande  inizia la scuola ed io lacrimo di emozione e di tenerezza.

Bambino contundente

14 gennaio, 2010 di Ilaria Tommasi

Sergio e’ un bambino contundente.
Ci sono state avvisaglie fin da quando mi era nella pancia. Si metteva in delle posizioni traverse e puntava spingendo qualcosa di se’ contro qualcosa di me che faceva male. Poi anche a nascere non ha avuto pieta’. I denti gli sono spuntati prestissimo e sono cosi’ cominciati i morsi d’amore. Quando lo portavo in braccio azzannava di preferenza la carne dell’avambraccio superiore. Quando lo posavo a terra per andare a fare qualche cosa poco lontano mi raggiungeva gattonando e mi azzannava i polpacci. Una volta (stavo cucinando per lui), esasperata, ho lanciato un urlo di dolore talmente potente che lui e’ scoppiato a piangere: Ma come, mamma, io ti ‘amo’ cosi’ e tu mi urli? Costernata l’ho preso in braccio e l’ho consolato. La contundenza di Sergio fortunatamente e’ in evoluzione ed i morsi hanno lasciato il posto alle capocciate. Quando l’ho in braccio, mi guarda, mi fa il sorriso piu’ bello del mondo e poi BUM! mi da’ una bella capocciata sulla faccia. Qualche settimana fa ne sono uscita con un labbro spaccato. A volte con le manine mi strappa via gli occhiali ed affonda le sue belle unghiette taglienti nella mia faccia. L’ultima sua trovata e’ mentre lo vesto, seduto sul fasciatoio, lui prende gli oggetti contundenti che trova e li fa cadere con una precisione sovrannaturale sui miei poveri piedi. Non c’e’ niente da fare, Sergio mi ama cosi’. E mentre lui si lancia in profusioni, io inevitabilmente urlo e dico: ‘No!’. Freud-ianamente parlando, chissa’ che razza di uomo ne verra’ fuori.

Gioventù cannibale

25 dicembre, 2009 di Flavia Brandi

morso saltellanteQualche tempo fa Adriano ha iniziato a mordere. Le prede, quasi sempre bimbi più piccoli di lui, colte di sorpresa alle spalle, vengono morse tra il collo e il volto. Lo fa anche  con me e le altre persone più amate, ma usa tecniche diverse.

All’inizio non ho dato molto peso alla cosa pensando che dipendesse dalla difficile esperienza di inserimento al nido,  comunque qualcosa di superabile. Poi mi sono trovata più volte in situazioni in cui questo fatto veniva letto come malessere dalle persone che avevo intorno in quel momento. Tipicamente, gelo nella stanza, body language sulla difesa, frecciate a cura di mamme apprensive. Giustamente apprensive. A parte la grana di dover consolare la progenie frignante, quando si è oggetto dell’attacco si pensa subito a chissà quale dramma familiare istighi al morso, quali repressioni e sofferenze, e scatta una protezione mostruosa.

Di lì a poco, dopo aver mollato tutte le occasioni per socializzare, mi aggiravo come un’ombra con il mio giovane cannibale a ridosso del parco, nel timore che aggredisse gli altri, attivando in loco un sistema di controllo fallace, perché lui lo sente il mio imbarazzo e reagisce nel modo peggiore, mordendo alla prima occasione buona per farlo, appunto.

Ho cercato di riflettermi nelle persone di cui mi fido. Ilaria guardando Adriano mordicchiare Sergio dice che non ci vede nulla di male. Paolo e Cristina, di sfuggita, anche. Mia madre dice che a volte succede, anche il cugino tizio lo faceva, ma poi passa che neanche te ne rendi conto. Però a me non passava e lo spettro dell’isolamento sociale che aleggiava fisso sulle nostre teste cominciava a narrare un destino da reietti, di solitudine di giorno e bite per bruxisti alla notte. Una vera tragedia.

Allora ho chiamato Roberta B. che di mestiere capisce certe cose.
- Ma tu hai provato una volta a fargli sentire com’è un morso?
- Si.
- Come ha reagito?
- Si è messo a ridere.

Ecco qui. Mio figlio ha voglia di giocare come spesso fanno i bimbi, soprattutto quelli iperattivi. Rotolarsi, tirarsi manate e prendersi a morsi. Poi ridere e di nuovo rotolarsi eccetera. Lo fa per gioco, per attirare l’attenzione, lo fa quando è molto stanco e non sa come farmelo capire. Quando succede gli va detto con fermezza che non si fa.
Questo è Adriano, tutto il resto ce l’ho messo io e una parte del mondo fuori che esattamente come me è alle prime armi e non sa che i bimbi di 20 mesi non è che conversano del tempo davanti a un tè, spesso invece si azzuffano, si contendono le cose, urlano. Mentre io e questa parte del mondo alziamo steccati, coviamo disagi e rancori, cerchiamo sul web per “bambini che mordono” e leggiamo solo le storie di violenze familiari o inettitudini genitoriali, rompiamo le balle ai nostri amici con queste lagne invece di raccontarci quanto è bella la vita.

Che fatica essere bambini con questa gente intorno, vero Adriano? :-)

Il culmine della stanchezza

17 dicembre, 2009 di Ilaria Tommasi

La stanchezza non si quantifica.
In varie fasi della vita uno ’si sente stanco’, ma poi si ritrova a fare mille piu’ cose e ’si sente stanchissimo’ ed ancora le cose da fare aumentano ed allora ‘ si sente che proprio non ce la fa piu”. E poi decide di fare i figli. Uno. Poi due. Poi magari capitano vicissitudini che portano ad avere tutta la baracca sulle spalle, casa e lavoro. Dunque priorita’ incompatibili, quelle dei clienti, quelle dei bambini (piccoli), quelle dell’organizzazione aziendale, quelle della salute, quelle dell’organizzazione quotidiana (come mi vesto, come vi vesto, che ci mangiamo, a che ora vi porto/prendo all/dall’ asilo, lava/stira/compra/cucina). E allora uno ’si sente davvero al culmine della stanchezza’.
Ma che differenza c’e’ con le altre fasi della vita? Il culmine della stanchezza e’ un moving target. Non si raggiunge mai.

Poi capita che nevica. Ci si siede un attimo, da soli, si guarda il cielo di perla e si pensa : ” Cazzo! “

Vaccinazione di massa

23 novembre, 2009 di Ilaria Tommasi

Due settimane fa il ministero della salute olandese ha deciso che avrebbe vaccinato contro l’influenza H1N1  tutti i bambini dai 6 mesi ai 4 anni e tutti i membri delle famiglie dei bambini al di sotto dei sei mesi. Una settimana fa ho ricevuto per posta  le cedoline per le vaccinazioni a nome di Dario e di Sergio ed un invito a presentarmi presso il centro esposizioni piu’ grande della citta’. I turni organizzati per codice postale. Oggi sono andata.

Abbiamo preso la metro, come consigliato dall’organizzazione del servizio di medicina e salute e ci siamo subito ritrovati in compagnia. Genitori, bambini piccoli,  passeggini e negli occhi la certezza di un comune destino a breve termine. Usciti dalla metro siamo diventati un fiume che andava, mentre un altro fiume tornava: genitori, passeggini e bimbi che tenevano in mano mele e bandierine. Entrati nell’enorme sala ci siamo trovati davanti palloncini, un duo che suonava e cantava canzoncine del tipo “Eeeee mi fo la puntura, aiaaiaaa che mal! ” e sopra le nostre teste cartelloni giganti con scritto ’ ai bambini sotto l’anno gli facciamo la puntura sulla gambina destra, ai bambini piu’ grandi gliela facciamo sul braccino destro. Preparatevi! ‘ Non ho fatto in tempo ad elaborare il messaggio che eravamo gia’ confluiti in un’altra sala enorme con grossi paraventi e file dalla A alla H. Una gentil signora mi ha pregato di dirigermi alla fila F (F, come fila) e mentre mi dirigevo, un altra gentil signora mi ha praticamente tirato per mano dentro un’altra stanzina, perche’ io ero sola con due bambini e dunque passavo avanti. Nella stanzina un signore grosso, ma sorridente ha immobilizzato prima Dario (che non ha pianto) e poi Sergio (che ha pianto) e praticamnete in un batter d’occhio eravamo gia’ all’uscita a collezionare la meritata mela e la meritata bandierina. Il fiume di ritorno ci ha riportato a casa.

I (tele)giornali l’hanno definita un’enorme operazione logistica. La capacita’ vaccinatoria di questo centro e’ stata di un bambino al secondo. Inclusi i miei.

Il nostro primo viaggio internazionale

21 novembre, 2009 di Flavia Brandi

Adriano e Sergio alla fattoria degli animali (stanza dei topi)

Andammo ad Amsterdam a incontrare 1/3 di questo weblog e fu bellissimo.

Sarà lecito il passato remoto? Era solo una settimana fa e mi sembra sia passata una vita.

Non ne parlerò perché la sto ancora maturando quest’esperienza tanto è stata intensa.

Però forse Adriano avrebbe qualcosa da dire, con uno stroopwafel in una mano e Bob the buider nell’altra (nel mondo globalizzato i bimbi dell’occidente hanno gli stessi eroi per giocare).

SaMMarTino

11 novembre, 2009 di Ilaria Tommasi

Questo e’ il quarto SaMMarTino che passo. Dario ormai puo’ cantare, sa reggere il lampioncino in mano, puo’ raccattar dolciumi e sa ringraziare, quindi abbiamo deciso di infilarci nella serata ed andare a bussare anche noi alle porte.  Le prime porte sono state quelle sicure dei vicini e dei conoscenti (si! mamma si vergogna un po’ ad entrare nella tradizione). Poi fortunatamente siamo stati conglobati da un gruppetto di genitor-bambini ed allora abbiamo preso il via. Devo dire che l’impresa mi ha reso felice.  Felice nel vedere i bambini nella sera correre ad ogni porta e cantare, con i lampincini in mano. Felice di vederli tornare con la caramella in mano: ‘ mamma, guarda! me la tieni?’ Felice anche di vedere quanti (tutti?) i signori dietro ad ogni porta bussata che avevano in mano cestini pieni di leccornie.   Forse un po’ meno felice al pensiero di come smaltire questi dolciumi ( o snoepjes, come le chiamano qui) . Non posso farglierli sparire: li ha memorizzati ad uno ad uno ! Provero’ a dargliene uno al giorno e finiro’ a Natale.

 

musica in fasce

17 ottobre, 2009 di Flavia Brandi

Io non lo so quando Adriano ha iniziato a vivermi addosso. Ricordo di aver seguito la sua indipendenza quand’era appena camminante. Mi applicavo su alcuni stratagemmi. Staccarlo incoraggiandolo. Bastone e carota.

Poi deve essere successo qualcosa. Forse la stanchezza ha prevalso.

Ora che è oltre un mese che proviamo al nuovo nido e l’inserimento non funziona per niente, accendo la time machine alla ricerca dei bug.

Per come è messa la mia vita il nido è fondamentale.
E questo nuovo ho fatto carte false per portarci mio figlio. Ci tengo.
Arrivavo da quell’esperienza che pure cominciò con tanta sofferenza dimostrandosi poi fondamentale per la nostra famiglia monoparentale. La strada giusta verso la “libertà di farsi posto nel mondo”, come direbbe Ilaria.

Però le cose cambiano, e le persone e i luoghi. Ora siamo entrambi più consapevoli di ciò che ci aspetta. Aprirci al mondo ci renderà più vulnerabili, romperà i nostri equilibri, ci renderà normali.
Normalmente parte di una routine di giochi e illusioni per buona parte della giornata, per Adriano.
Normalmente dentro la spirale dei doveri di sussistenza, per me.
Così a consumarci covando l’illusione di stare facendo la cosa giusta.

Io però intimamente lo ricerco questo distacco, che è come una finestra spalancata su terra piena di nuove idee, sogni e progetti che si richiude ogni giorno troppo presto. Passano solo gli spifferi. Sono incastrata.
Per Adriano è solo un tempo troppo lungo a separarci che va evitato con tutte le armi possibili anche quelle che autodistruggono.
E quando siamo insieme l’unico modo per non perdermi è starmi addosso. Sempre.

Come ci si divide senza farsi del male?

Zio Manu che di mestiere fa il terapeuta cognitivista sostiene che un buon inizio sia frequentare altre famiglie con bambini.
Il punto è che qui in città tra amici e familiari vantiamo il cluster perfetto di natalità a tasso zero e ramazzare la rubrica alla ricerca di vecchi contatti non da i risultati attesi.

Facendo slalom tra le proposte di socializzazione offerte dalla città, mi sono imbattuta nella Musica in fasce dell’AIGAM.
Si tratta di corsi di apprendimento musicale per bambini secondo la Gordon Music Theory, alla libreria Esquilibri.

L’obiettivo degli incontri è “formare ascoltatori attenti”, nel tempo, con calma e passione (un obiettivo così umanamente concreto e compatibile da essere commovente).
La musica oggetto dell’insegnamento è in realtà il suono della nostra voce incoraggiato da un diapason, un lallare offerto ai bambini come gioco.
I genitori seguono l’insegnante in un’ora di prove d’orchestra vocale, i bimbi sono liberi di fare come gli pare, in realtà sono immobilizzati dall’avventura sonora.

Abbiamo passato belle ore, finalmente parte di un insieme non più una coppia esclusiva blindata nell’eremo.
Chissà che qualcosa non stia già cambiando.

Chi sono io, Sinterklaas?

14 ottobre, 2009 di Ilaria Tommasi

Oggi ho scritto la mia prima lettera per Sinterklaas. Dario dettava ed io scrivevo:

Caro Sinterklaas, vuoi venire a giocare insieme con Dario?

Thomas il treno

Thomas il locomotore

Vuoi venire a ballare con Dario?
Vuoi volare insieme a Dario?
E anche contare i numeri a forma di 1, 2 e 3 ?
Caro Sinterklaas, me lo porti Rock?
Rock e’ un amico di Thomas e Percy e io non ce l’ho. Ha la faccia e ha la gru.
Ciao.

Turisti per caso

1 ottobre, 2009 di Flavia Brandi

city sightseeing a RomaA volte il tempo non passa. Succede quando hai fatto visita a tutti i parenti e amici possibili, rastrellato virus tifoidi e stomatiti nei parchi, scombussolato musei, mostre, librerie, vari non luoghi della città. All’improvviso non hai proposte per tuo figlio che decide di uscire e non puoi opporti, pena la devastazione vandalica dell’adorato appartamento.
“E va bene, sii buono. Ora usciamo”.

Per strada arriva una grande idea: montiamo sul bus rosso del city sightseeing.

Che relax guardare Roma mia bella con gli occhi del turista! Riempio i polmoni di CO2 e mi sento molto bene, finalmente qualcosa per me stessa!
Il mio compagno di viaggio invece è disinteressato alla componente monumentale ad esclusione delle statue dei cavalli del Vittoriano che valgono un ululato. Chiatte sul Tevere: doppio ululato. Lavori stradali corredati di gru e rulli: triplo ululato con battimano. Poi c’è sempre qualche turista tenerone con cui giocare a nascondino, qualche bimba da importunare, tanta genta per strada da salutare fermi nel traffico. E dopo la merenda, se hai fortuna, l’autista del bus gli offre il posto di guida per una suonatina di clacson, di quelle spacca timpani (triplo ululato con salto).

Il giro dura un’ora e tre quarti e il momento migliore per montare sul bus è intorno alle 18 andando incontro al tramonto, una circostanza apprezzata anche dal giovane astronomo colpito dall’avvicendarsi della “lalla” (il sole arancio) e la “na” (la luna pallida) in quella mezzora di luce aranciata così confortevole, tipicamente romana.

Il biglietto costa 14 euro e vale due giorni.
Consigliatissimo anche per parenti esuberanti in visita.