Qualche tempo fa Adriano ha iniziato a mordere. Le prede, quasi sempre bimbi più piccoli di lui, colte di sorpresa alle spalle, vengono morse tra il collo e il volto. Lo fa anche con me e le altre persone più amate, ma usa tecniche diverse.
All’inizio non ho dato molto peso alla cosa pensando che dipendesse dalla difficile esperienza di inserimento al nido, comunque qualcosa di superabile. Poi mi sono trovata più volte in situazioni in cui questo fatto veniva letto come malessere dalle persone che avevo intorno in quel momento. Tipicamente, gelo nella stanza, body language sulla difesa, frecciate a cura di mamme apprensive. Giustamente apprensive. A parte la grana di dover consolare la progenie frignante, quando si è oggetto dell’attacco si pensa subito a chissà quale dramma familiare istighi al morso, quali repressioni e sofferenze, e scatta una protezione mostruosa.
Di lì a poco, dopo aver mollato tutte le occasioni per socializzare, mi aggiravo come un’ombra con il mio giovane cannibale a ridosso del parco, nel timore che aggredisse gli altri, attivando in loco un sistema di controllo fallace, perché lui lo sente il mio imbarazzo e reagisce nel modo peggiore, mordendo alla prima occasione buona per farlo, appunto.
Ho cercato di riflettermi nelle persone di cui mi fido. Ilaria guardando Adriano mordicchiare Sergio dice che non ci vede nulla di male. Paolo e Cristina, di sfuggita, anche. Mia madre dice che a volte succede, anche il cugino tizio lo faceva, ma poi passa che neanche te ne rendi conto. Però a me non passava e lo spettro dell’isolamento sociale che aleggiava fisso sulle nostre teste cominciava a narrare un destino da reietti, di solitudine di giorno e bite per bruxisti alla notte. Una vera tragedia.
Allora ho chiamato Roberta B. che di mestiere capisce certe cose.
- Ma tu hai provato una volta a fargli sentire com’è un morso?
- Si.
- Come ha reagito?
- Si è messo a ridere.
Ecco qui. Mio figlio ha voglia di giocare come spesso fanno i bimbi, soprattutto quelli iperattivi. Rotolarsi, tirarsi manate e prendersi a morsi. Poi ridere e di nuovo rotolarsi eccetera. Lo fa per gioco, per attirare l’attenzione, lo fa quando è molto stanco e non sa come farmelo capire. Quando succede gli va detto con fermezza che non si fa.
Questo è Adriano, tutto il resto ce l’ho messo io e una parte del mondo fuori che esattamente come me è alle prime armi e non sa che i bimbi di 20 mesi non è che conversano del tempo davanti a un tè, spesso invece si azzuffano, si contendono le cose, urlano. Mentre io e questa parte del mondo alziamo steccati, coviamo disagi e rancori, cerchiamo sul web per “bambini che mordono” e leggiamo solo le storie di violenze familiari o inettitudini genitoriali, rompiamo le balle ai nostri amici con queste lagne invece di raccontarci quanto è bella la vita.
Che fatica essere bambini con questa gente intorno, vero Adriano?