musica in fasce

17 Ottobre, 2009 di Flavia Brandi

Io non lo so quando Adriano ha iniziato a vivermi addosso. Ricordo di aver seguito la sua indipendenza quand’era appena camminante. Mi applicavo su alcuni stratagemmi. Staccarlo incoraggiandolo. Bastone e carota.

Poi deve essere successo qualcosa. Forse la stanchezza ha prevalso.

Ora che è oltre un mese che proviamo al nuovo nido e l’inserimento non funziona per niente, accendo la time machine alla ricerca dei bug.

Per come è messa la mia vita il nido è fondamentale.
E questo nuovo ho fatto carte false per portarci mio figlio. Ci tengo.
Arrivavo da quell’esperienza che pure cominciò con tanta sofferenza dimostrandosi poi fondamentale per la nostra famiglia monoparentale. La strada giusta verso la “libertà di farsi posto nel mondo”, come direbbe Ilaria.

Però le cose cambiano, e le persone e i luoghi. Ora siamo entrambi più consapevoli di ciò che ci aspetta. Aprirci al mondo ci renderà più vulnerabili, romperà i nostri equilibri, ci renderà normali.
Normalmente parte di una routine di giochi e illusioni per buona parte della giornata, per Adriano.
Normalmente dentro la spirale dei doveri di sussistenza, per me.
Così a consumarci covando l’illusione di stare facendo la cosa giusta.

Io però intimamente lo ricerco questo distacco, che è come una finestra spalancata su terra piena di nuove idee, sogni e progetti che si richiude ogni giorno troppo presto. Passano solo gli spifferi. Sono incastrata.
Per Adriano è solo un tempo troppo lungo a separarci che va evitato con tutte le armi possibili anche quelle che autodistruggono.
E quando siamo insieme l’unico modo per non perdermi è starmi addosso. Sempre.

Come ci si divide senza farsi del male?

Zio Manu che di mestiere fa il terapeuta cognitivista sostiene che un buon inizio sia frequentare altre famiglie con bambini.
Il punto è che qui in città tra amici e familiari vantiamo il cluster perfetto di natalità a tasso zero e ramazzare la rubrica alla ricerca di vecchi contatti non da i risultati attesi.

Facendo slalom tra le proposte di socializzazione offerte dalla città, mi sono imbattuta nella Musica in fasce dell’AIGAM.
Si tratta di corsi di apprendimento musicale per bambini secondo la Gordon Music Theory, alla libreria Esquilibri.

L’obiettivo degli incontri è “formare ascoltatori attenti”, nel tempo, con calma e passione (un obiettivo così umanamente concreto e compatibile da essere commovente).
La musica oggetto dell’insegnamento è in realtà il suono della nostra voce incoraggiato da un diapason, un lallare offerto ai bambini come gioco.
I genitori seguono l’insegnante in un’ora di prove d’orchestra vocale, i bimbi sono liberi di fare come gli pare, in realtà sono immobilizzati dall’avventura sonora.

Abbiamo passato belle ore, finalmente parte di un insieme non più una coppia esclusiva blindata nell’eremo.
Chissà che qualcosa non stia già cambiando.

Chi sono io, Sinterklaas?

14 Ottobre, 2009 di Ilaria Tommasi

Oggi ho scritto la mia prima lettera per Sinterklaas. Dario dettava ed io scrivevo:

Caro Sinterklaas, vuoi venire a giocare insieme con Dario?

Thomas il treno

Thomas il locomotore

Vuoi venire a ballare con Dario?
Vuoi volare insieme a Dario?
E anche contare i numeri a forma di 1, 2 e 3 ?
Caro Sinterklaas, me lo porti Rock?
Rock e’ un amico di Thomas e Percy e io non ce l’ho. Ha la faccia e ha la gru.
Ciao.

Turisti per caso

1 Ottobre, 2009 di Flavia Brandi

city sightseeing a RomaA volte il tempo non passa. Succede quando hai fatto visita a tutti i parenti e amici possibili, rastrellato virus tifoidi e stomatiti nei parchi, scombussolato musei, mostre, librerie, vari non luoghi della città. All’improvviso non hai proposte per tuo figlio che decide di uscire e non puoi opporti, pena la devastazione vandalica dell’adorato appartamento.
“E va bene, sii buono. Ora usciamo”.

Per strada arriva una grande idea: montiamo sul bus rosso del city sightseeing.

Che relax guardare Roma mia bella con gli occhi del turista! Riempio i polmoni di CO2 e mi sento molto bene, finalmente qualcosa per me stessa!
Il mio compagno di viaggio invece è disinteressato alla componente monumentale ad esclusione delle statue dei cavalli del Vittoriano che valgono un ululato. Chiatte sul Tevere: doppio ululato. Lavori stradali corredati di gru e rulli: triplo ululato con battimano. Poi c’è sempre qualche turista tenerone con cui giocare a nascondino, qualche bimba da importunare, tanta genta per strada da salutare fermi nel traffico. E dopo la merenda, se hai fortuna, l’autista del bus gli offre il posto di guida per una suonatina di clacson, di quelle spacca timpani (triplo ululato con salto).

Il giro dura un’ora e tre quarti e il momento migliore per montare sul bus è intorno alle 18 andando incontro al tramonto, una circostanza apprezzata anche dal giovane astronomo colpito dall’avvicendarsi della “lalla” (il sole arancio) e la “na” (la luna pallida) in quella mezzora di luce aranciata così confortevole, tipicamente romana.

Il biglietto costa 14 euro e vale due giorni.
Consigliatissimo anche per parenti esuberanti in visita.

Il primo compleanno

24 Settembre, 2009 di Ilaria Tommasi

Il nostro Sergio ha  oggi superato con successo la soglia del primo anno. Seduto sul seggiolone si e’ visto servire una fettona di torta di mele casalinga preparata dal nonno, con sopra una candelina accesa. Appena la mamma ha soffiato via la fiamma, ha afferrato la candelina e l’ha usata a mo’ di cucchiaino per divorarsi tutto.

E io ripenso oggi, un anno fa, come stavo …

Il grande batterio

23 Settembre, 2009 di Flavia Brandi

Le vacanze estive si sono consumate in ospitate al mare dove temo di aver rotto… abbastanza equilibri da non ricevere più inviti. C’è una sorta di legge di Murphy secondo cui un bimbo moltiplica proporzionalmente gli sforzi dei vicini, crea e redistribuisce fatiche in parti uguali. Che sia da sola o in compagnia ce n’è sempre per tutti. E insomma alla fine, “tornate, dai” non mi suonava più così sincero.

Tra un’ospitata e l’altra siamo tornati in città a incubare malattie.

Deserta e ostile di un caldo asfissiante e altrettanta umidità, Roma d’estate uccide.
Passeggiare è un percorso a ostacoli. La ricerca di un po’ di clima temperato, giochi e bambini e parchi, procede falciati dai soffioni dell’aria condizionata polare, tra la sporcizia millenaria pullulante di mostri e l’afa a 40°.
In questi trasbordi si sono ammalate le vie respiratorie del ninno, tonsilliti a più riprese e poi una cosa pesante, la salmonella.
Poi ritornavamo al mare e tutto passava. Perché il mare sana.

Ma intanto mi è stato d’obbligo scegliere la prescrizione di antibiotici e relativo codazzo di ricostituenti.

Io assumo farmaci molto raramente, godo di buona salute e questo m’è valso l’astensione da qualsiasi approfondimento sulla medicina.
Ma ciò che (non) fai per te stessa non ha nessun valore davanti alla malattia di tuo figlio. Ancora una volta occorre una reazione immediata, lucida, possibilmente indolore inevitabilmente carica di ripensamenti.
Ti ci metti a studiare. Chiedi, clicchi, linki. Ma niente.
L’omeopatia non m’ha mai convinto. Credo sia una scelta culturale delicata, anche di grande fede, possibilmente da abbracciare “in gruppo”, una via da percorrere con qualcuno che possa fungere da confronto continuo e fonte di conoscenza. Lo stesso vale per i rimedi olistici e i toccasana della nonna. Non fanno per me. Non ora, non qui.

Insomma tiro la linguetta della bomba che sgancio nel corpo di mio figlio con una brutta sensazione addosso che non mi abbandonerà tanto facilmente, l’ombra del boia. Conto i giorni, le ore e i minuti che tutto finisca perché la somministrazione ogni volta è una tragedia e ogni volta mi chiedo se sia la cosa giusta.
Poi guarisce e dopo un po’ si riammala e dagli daccapo.

Così, in mezzo a una estate.

Fratelli d’Italia

8 Settembre, 2009 di Ilaria Tommasi
Dario e Sergio

Dario e Sergio

… perdonate. Non e’ che io sia poi cosi’ nazionalista di natura. Ma vivendo all’estero mi fa piacere travestire Dario e Sergio da italiani.

la sQuola

31 Agosto, 2009 di Ilaria Tommasi

Ad Aprile del prossimo anno Dario comincia la scuola.  Si perche’ qui in Olanda cominciano la scuola elementare al compimento del quarto anno.  Dato che per me le scuole sono sempre iniziate a settembre e finite a giugno, ancora non ho ben capito come funziona l’inserimento del neo alunno e l’andamento dell’anno scolastico. Ho dato una letta qua e la’ su internet ed ho capito che i primi due anni ai bambini insegnano cose facili. Le stagioni ad esempio.  Dunque se cominci ad aprile, ti insegneranno prima la primavera, poi l’estate, l’autunno e l’inverno …e va bene. Chi comincia a dicembre puo’ cimentarsi ad imparare l’inverno senza sapere la primavera. Ma poi come fanno negli anni successivi? Ci sono bambini che imparano  le moltiplicazioni prima delle somme? Imparano a scrivere prima di leggere? Mmmm, staremo a vedere. La scuola dove lo abbiamo iscritto si chiama De Pionier (il pioniere), inizialmente scelta dalla mamma, perche’ e’ una scuola laica e successivamente accettata dal papa’ perche’ … perche’ non gli andava di starsi a leggere le guide scolastiche di tutte le altre scuole in lizza. Ora quando passo davanti a quella scuola, non nascondo una certa emozione a pensare il mio piccolo amico, con i compagnucci e le maestre, intento a disegnare grandi A sui quadernucci (Seh! beata me che penso alle A. Qui  c’avranno da disegnare pure le W, le X, le J e le K. E suoni incomprensibili).

Anche Dario lo sente che la scuola e’ nell’aria. Sara’ perche’ tutti i suoi amici all’asilo al compimento del quarto anno misteriosamente spariscono. E lui che adesso di anni ne ha 3 e mezzo si ritrova attorno tutti piccoletti. E sta imparando a fare il prepotente. Pure con suo fratello.

Arena estiva

18 Agosto, 2009 di Flavia Brandi

Ponyo sulla scogliera è uno di quei film che fanno sentire bene. È una fiaba marina piena di cose. C’è un mondo fantastico subacqueo che fa una gita in terraferma, c’è un’intera mitologia inedita, una storia tenera e avventurosa e spunti per gli adulti.

In questo senso è un film sulla diversità, sull’amore e sulla famiglia allargata moderno e ottimista che offre una visione delle cose di straordinaria leggerezza e positività.
Ma tutto questo arriva dopo, perché Ponyo è un film per bambini che rende bambini e non c’è un’età precisa per guardarlo, voglio dire, a me è piaciuto tantissimo e anche Adriano era divertito nonostante non riuscisse a tenere il passo della storia.

Il dvd esce a settembre. Consigliatissimo.

Gli scappa la pipi’

10 Agosto, 2009 di Ilaria Tommasi

E’ gia’ un mese che Dario finalmente va in giro senza pannolino. Ci lavoriamo, tra alti e bassi, gia’  da un annetto. Abbiamo incominciato la scorsa estate al mare, poi ho sperato che all’asilo lo seguissero un po’ per insegnarli ad usare il vasino o il wc, ma mi sono illusa (voglia de lavora’ saltami addosso). Cosi’ ho comprato tutto l’occorrente, vasino, riduttore del wc, figurine, tonnellate di figurine da attaccare su fogli colorati per ogni successo coronato. Ho poi  introdotto l’abitudine di farlo sedere sul wc tutte le (sante) sere.  Ma la  situazione non si smuoveva molto, fino a che non ho preso la decisione risolutrice di togliergli questo benedetto pannolino, nei giorni che era a casa con me, ed accettarne i rischi. Cosi’ ha finalmente capito e gli e’ scattato il meccanismo. Ora ogni volta che lo sento dire “mamma, mi scappa la pipi’ ” ho un gran senso di autocompiacimento. Perche’ ce n’e’ voluta di pazienza ad arrivare fin qui.

Il prossimo passo sara’ toglierglielo anche la notte. Ma mi prendo un po’ di tempo. Mi voglio riposare un po’ prima di affrontare quest’altra battaglia.

Il salto più alto

20 Luglio, 2009 di Flavia Brandi

Nel regno animale confezionare il proprio nido prima, ha le sue ragioni.
Farlo in corsa è roba da pazzi.

Nell’ultimo periodo abbiamo cambiato casa.
Questa nuova, ereditata da uno degli angeli di Wenders, si trova al confine tra la romanità più decadente e fascinosa e la fiumana dei migranti che si mescola alla città eterna. Un posto da restarci secchi. E noi, nel mezzo, a immaginarci il futuro.

Compravendere e poi traslocare in 2 mesi è stato difficile e poi tanti pensieri sui comportamenti del giovane conservatore, la cui ortodossia dei rituali quotidiani non si sposa con l’accamparsi, tirare tardi, vivere tra pile di scatoloni polverosi.
Tra notti insonni e digiuni di protesta per alcune settimane la casa vera è stata il nido, “premiato” con sonnellini e grandi mangiate, con le maestre sconvolte per il picco di crescita del pupo, ormai disinvolto buffunciello eletto mascotte dell’anno. E menomale che c’era il nido.

Alla fine il salto l’ho fatto, lasciando sul campo 15 anni di ricordi e di affetti e buona parte della famiglia, consapevole che dovunque si vada non si è mai soli.
E infatti Facebook ci ha donato amici ritrovati vicini di casa che oggi ci aiutano a digerire l’impatto con i luoghi carichi di storia.

Comunque, a un giorno dal trasloco, coi calcinacci in terra e tutto da fare, il più felice era lui, il leoncino, fiero proprietario di una cameretta microscopica allestita come una giungla. Mi ha fatto il dono più bello conquistando l’indipendenza nel sonno in una notte sola, mitico!

E ho capito che i bambini sono tradizionalisti ma anche capaci di innovare. Ad averci a che fare si possono muovere le montagne :-)